Carme in Lode di Brescia

Carme in Lode di Brescia

Informazioni:

Sottotitolo: Giovan Battista Spagnoli detto il Mantovano
A cura di:
Anno di Pubblicazione:
Formato: 21x29,7
Pagine: 80
Confezionatura: filo refe in brossura
ISBN: 978-88-559-0028-7
Descrizione: Nel volume compaiono sia la traduzione del Carme in lode di Brescia che la traduzione in versi del Panegyricus in Brixiam civitatem Galliae
Genere: Letteratura e Poesia
Casa Editrice: Fondazione Civiltà Bresciana

Estratto Dal Testo:

Col titolo di Carme in lode di Brescia, nel volume compare la traduzione in versi del Panegyricus in Brixiam civitatem Galliae, opera di Giovan Battista Spagnoli, detto il Mantovano, poeta, umanista, ed autorevole teologo carmelitano vissuto a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento.

Nato a Mantova, ma a lungo residente a Brescia ed in altre località del Bresciano, egli fu amico di molti e illustri umanisti, operando attivamente in una città che era, sia nella sua epoca, sia ancora per tutto il Cinquecento, culturalmente molto vivace.

In realtà, a partire dal 1483, l’anno della pace di Bagnolo, che aveva posto fine alla guerra di Ferrara, vinta dai Veneziani sul duca Ercole I d’Este e i suoi alleati, Brescia, che già faceva parte dello Stato della Repubblica Serenissima, conobbe un autentico risveglio culturale. Nel quale si iscrivono nomi di bresciani famosi ben oltre i confini della loro città: la poetessa Veronica Gambara, i poeti e letterati Lorenzo e Lattanzio Gambara, i pittori Vincenzo Foppa, Gian Gerolamo Savoldo, Girolamo Romani detto il Romanino, Alessandro Bonvicino detto il Moretto, il filosofo ed umanista Vincenzo Maggi, lo scienziato e matematico Niccolò Fontana, conosciuto col soprannome di Tartaglia, il musicista Luca Marenzio, per citare solo i più importanti. Quanto mai giustificata dunque l’ammirazione per l’attività artisticoletteraria bresciana, manifestata all’eminente filologo e umanista Giovanni Taveri di Rovato dal celebre editore Aldo Manuzio, nonché da altre personalità dell’epoca.

In questo contesto visse ed operò lo Spagnoli, le cui poesie erano lette e commentate in tutta Europa. Sostenuto da raffinato tecnicismo compositivo, oltreché da una larghissima erudizione classica, seppe produrre un’abbondante messe di poesia latina, componendo varie opere, per un totale di ben 55.000 versi.

Il Panegyricus in Brixiam civitatem Galliae, da me qui offerto in traduzione non rivela particolari pregi poetici, ma certo il componimento, particolarmente ricco di varie notizie su Brescia e sul suo territorio, occupa un posto non secondario nella letteratura elogiastica umanistico-rinascimentale, e di certo esso non è disprezzabile, specie se si guarda alla ricercatezza del lessico, che rivela un modello sicuramente virgiliano – del resto Erasmo da Rotterdam aveva salutato lo Spagnoli quale “Virgilio cristiano” – e se si tenga anche conto del vasto ed erudito apparato mitologico, che lo Spagnoli riesce ad usare sapientemente in molti passi.

Per queste varie ragioni dunque m’è parso utile dare la traduzione di questo testo di poesia latina rinascimentale. E così, anche se lo Spagnoli non può essere considerato un grande poeta, certo deve ritenersi un nobilissimo artigiano della poesia, che per altro qui e là brilla davvero in questa sua composizione, che ora, grazie anche alle note a piè di pagina, potrà risultare avvicinabile da un pubblico più vasto, non soltanto di cittadini bresciani.

Ma ora, a chiusura di questa breve presentazione, ritengo di dover dare conto del contenuto dei 672 esametri che formano la lunga e articolata composizione dello Spagnoli.

Dopo l’esordio, il canto di lode inizia con l’esaltazione delle fertili terre della Bassa Bresciana, ove fioiriscono l’agricoltura, la viticoltura e la frutticoltura, e si produce ottimo olio. Ma pure i monti sono degni di attenzione, perché ricchi di vario bestiame e diverse coltivazioni, cui giovano le acque del Mella e del Chiese.

Per la loro pescosità e bellezza sono celebrati i laghi: soprattutto il Benaco, dal quale escono le acque che si trasformano nel fiume Mincio. Il poeta passa quindi a decantare la Valtrompia e l’operosità dei suoi abitanti, i quali estraggono il ferro che poi sapientemente lavorano, specie fabbricando armi. Per la salubrità dei luoghi, lunga e felice scorre la vita dei bresciani: di forte costituzione fisica, essi si rivelano infaticabili in ogni occupazione, e amano in particolare cimentarsi nei combattimenti, pur mostrandosi amanti anche della pace. I loro sentimenti e costumi sono encomiabili: hanno cura dei poveri e onorano Dio, celebrando i riti sacri in belle chiese.

A questo punto il poeta descrive la Valcamonica. Qui i monti sono ricchi di pastorizia, e forniscono in abbondanza legname che viene inviato per fluitazione alla città per i diversi usi. Inoltre questa zona è praticata dai cacciatori e frequentata dagli esperti delle erbe medicinali, presenti in molte varietà. Con la descrizione di vari quadri della natura, colta nell’alternanza delle diverse stagioni dell’anno, termina la prima parte del Panegirico, che è stata tutta rivolta alla celebrazione del territorio bresciano e delle sue varie attività.

La seconda parte del componimento si apre con la lode per la religiosità della popolazione, quindi si canta Brescia per la sua fervida e multiforme attività culturale.

Poi la lode del poeta continua con l’esaltazione dell’alacre gioventù bresciana, della politica sociale e della saggia legislazione, che ha consentito l’ordinato e pacifico vivere civile, oltreché il progressivo abbellimento della città, che conta palazzi sontuosi, ed è ben difesa dalla sua possente rocca.

Dopo aver celebrato anche la ricchezza di acqua di cui la città gode in tutti i suoi quartieri, il componimento si conclude con l’ampio elogio rivolto al grande umanista Giovanni Taveri di Rovato, apprezzato anche per la probità dei costumi che ha contrassegnato tutta la sua vita.

Brescia, 15 agosto 2010

Enrico Bisanti

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