Civiltà Bresciana

Civiltà Bresciana

Informazioni:

Autore:
Anno di Pubblicazione:
Formato: 16,5x23,5
Pagine: 224
Confezionatura: filo refe in brossura , copertina con alette
ISBN: 1122-2387
Descrizione: Ricerche storiche
Genere: Storia e Biografie
Casa Editrice: Fondazione Civiltà Bresciana
Collana: Civiltà Bresciana

Estratto Dal Testo:

Nel 1904 il pittore Arturo Bianchi da Adro (artista che ha anche un percorso più variegato e più cultu­ralmente complesso di quanto qui ne vediamo, e di quanto fino ad og­gi ne è stato detto) riproduceva con spirito tardo-ottocentesco e franca­mente un po’ demodé per l’epoca il vicolo Cavagnini e l’insegna del-l’osteria “Ai due pugni”, con parec­chi altri particolari curiosi. Dipinto prezioso, perché diventa – ovviamente – un documento, e per giunta raro (forse l’unico), dal mo­mento che non risultano (almeno a mia conoscenza) esistenti altre me­morie grafiche del vicolo o “corset­to” Cavagnini, che praticamente scomparve nel 1906, quando fu de­molito il blocco di case in corrispon­denza dell’attuale Largo Formento­ne, che creava il vicolo: che era l’ul­timo verso ovest dei tre strettissimi vicoletti che da Piazza Loggia anda­vano in Corso degli Orefici, attuale Corso Mameli, che altro non è che il tracciato del romano decumanus ma­ximus.

Perché il vicolo si chiamasse “Cava­gnini” viene spiegato – con ottime possibilità di cogliere nel segno – dal Robecchi (Le strade di Brescia, 2, 1993, p. 322) quando ritiene che il toponimo debba riferirsi a un co­gnome o ai costruttori di «caagne, caagní», cioè a gerle e ceste e cestelli. Nel 1909, poiché si era dilatato lo spazio con la demolizione del vicolo (per un certo periodo “corsetto”) Ca­vagnini, gli si applicò il nome di Lar­go Formentone, derivandolo da To-maso Formenton. Era questi l’archi­tetto vicentino incaricato dalla Città di realizzare (sec. XV) un modello in legno della Loggia che egli portò a Brescia nel 1489, trascinato da due pariglie di buoi su di un carro. Al­cuni autori nel passato hanno anche opinato che fosse il Formenton il progettista del primo ordine della Loggia.

Il Bianchi, dopo l’alunnato presso lo Joli, aveva avuto buoni studi for­mativi presso la Carrara di Berga­mo; a Roma, frequentando la Scuola Libera di nudo; ed infine a Venezia dove rimarrà forse per quindici an­ni, subendo il fascino di Ettore Tito (solo in parte rivelato nelle sue ope­re), mentre questo è proprio un pe­riodo interessante non solo per le ri­petute visioni sempre ben condotte, di canali e di calli, ma anche per cer­te affascinanti “uscite” in chiave simbolista-divisionista. Ma, per tornare al nostro quadro (olio su tela; cm. 66×83, firmato e datato), oltre alla già nominata ed interessantissima insegna dell’oste­ria “con alloggio”, vi si vedono: una “Fabbrica di frange e cordoni al III piano”, una bottega di pollivendolo con galline vive e morte, un negozio di abbigliamento che espone molte giacche appese all’aperto ed una si­gnora in scialletto che mostra al pit­tore un suo “modello” di vestiario. Ultima curiosità, l’Osteria “Ai due pugni” veniva inventariata da An­tonio Fappani (Enciclopedia Brescia­na, XI, Brescia 1994, p. 244) tra le osterie storiche di Brescia.

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