Da Pagani a Cristiani

Da Pagani a Cristiani

Informazioni:

Sottotitolo: L'evangelizzazione della pianura bresciana e la chiesa dei Santi Nazzaro e celso di Leno
A cura di:
Anno di Pubblicazione:
Formato: 17x25
Pagine: 184
Confezionatura: filo refe in brossura, copertina con alette
Descrizione: Gli atti del convegno svoltosi nel 2010 a Leno nella Chiesa dei Santi Nazzaro e Celso restaurata e restituita al culto, offrono puntuali riscontri e gettano nuova luce sulla storia di quest'area della pianura padana.
Genere: Storia e Biografie
Casa Editrice: Associazione per la Storia della Chiesa Bresciana- Edizioni Studium
Collana: Brixia Sacra -Memorie storiche della Diocesi di Brescia XVII, 1-2,2012 ISSN 0392-1158

Estratto Dal Testo:

Le ricerche condotte su Leno e sul suo territorio hanno da sempre subito il condizionamento della presenza incombente del monastero di San Benedetto, fondato nel 758 dall’ultimo re longobardo Desiderio. La leggenda racconta che il re decise di edificare la nuova abbazia a seguito di un episodio che lo vide protagonista prima di assumere la guida del regno. Fermatosi a riposare durante una battuta di caccia nella selva di proprietà della sua famiglia ed essendosi addormentato, lo scudiero che lo accompagnava vide che una serpe gli si avvolgeva intorno al collo, dileguandosi poco dopo senza avergli arrecato alcun danno. Al suo risveglio, udito il racconto dello scudiero, a sua volta gli disse di aver sognato che i cavalieri che lo accompagnavano, durante una sosta della battuta di caccia lo avevano incoronato, ponendogli sul capo un serpente vivo. Considerando il sogno come un sicuro presagio, proprio lì nel mezzo della selva il re aveva fatto edificare la nuova abbazia.

Il territorio di Leno, dunque, secondo la tradizione avvalorata dallo storico settecentesco Francesco Antonio Zaccaria, il gesuita veneziano autore di una ben documentata storia del monastero leonense, era ricoperto da una selva incolta con vaste zone paludose, disabitata, resa fertile soltanto dalla successiva attività di bonifica promossa dai monaci. Ignorate o non considerate, le testimonianze archeologiche preromane, romane e tardo antiche e quelle epigrafiche, che il territorio ha restituito, davano conto, al contrario, di una continuità d’insediamento di lungo periodo, inserito in un territorio che ancora oggi presenta evidenti tracce di centuriazione.

Di sicuro significato risultavano poi la presenza in territorio di Leno e negli immediati dintorni e il ricordo nelle fonti di alcuni edifici religiosi, le cui dedicazioni a San Vittore, a San Giovanni, ai Santi Nazzaro e Celso, a San Michele e a San Martino, alimentavano suggestioni, tutte da verificare, che suggerivano l’ipotesi che nella media pianura bresciana e in territorio di Leno si fosse svolta una precoce attività di evangelizzazione. Fra tante testimonianze di particolare interesse risultavano il sito e quanto restava della chiesa dei Santi Nazzaro e Celso, in stato d’abbandono e ridotta a ruderi fatiscenti. Quando la Fondazione Dominato Leonense, con il sostegno finanziario di Cassa Padana, decise di avviare un programma di restauri e si procedette anche ad un’indagine archeologica, le risultanze consentirono di evidenziare un insediamento tardo antico e le fondamenta di un edificio di culto che testimoniavano una delle presenze più risalenti della diffusione del Cristianesimo nella pianura bresciana.

Fu dunque quella l’occasione propizia per avviare un approfondimento, utile a dar risposte alle domande inevase e alle troppe suggestioni non verificate. Gli atti del convegno, che si è svolto nel 2010 a Leno nella chiesa dei Santi Nazzaro e Celso restaurata e restituita al culto, offrono puntuali riscontri e gettano nuova luce sulla storia di quest’area della pianura bresciana.

Sul sito le indagini archeologiche hanno potuto evidenziare, tra l’altro, accanto all’impianto di una villa tardo antica, la presenza di successive strutture di culto secondo una sequenza stratigrafica ininterrotta fino ai giorni nostri, come ben si coglie nel contributo di Denise Anna Morandi.

È, dunque, emersa la presenza di una prima chiesa databile al V secolo, che era affidata alle cure di un clero alle prese con i problemi organizzativi dell’attività pastorale e della necessità di una stretta comunione con l’ordinario episcopale, secondo dinamiche che ha ben evidenziato nel suo contributo Cesare Alzati. Il tutto avveniva in un contesto che appare essere ben inserito nelle fasi complesse del processo di cristianizzazione e di resistenza e sopravvivenza di tradizioni religiose, saldamente radicate in questa fascia della pianura a nord del Po, ricca di testimonianze circa la diffusione di culti pagani, sia autoctoni, sia d’importazione a seguito del processo di romanizzazione. Ne danno conto i saggi di Gabriella Amiotti e di Antonella Bonini, rispettivamente interessate nelle loro indagini a mettere a fuoco la significativa varietà di tali culti e a delineare un primo inquadramento geografico dei luoghi in cui venivano praticati.

Emerge un quadro d’insieme, nel quale si colloca la precoce azione di evangelizzazione che nel V secolo produce a Leno l’erezione della prima chiesa dei Santi Nazzaro e Celso. Una chiesa, dunque, che segna il panorama della vita cristiana lenese ben prima dell’iniziativa di Desiderio di fondarvi il monastero di San Benedetto, preceduta peraltro dalla decisione, da lui stesso assunta prima di divenire re, di costruire proprio a Leno, su beni di proprietà della sua famiglia, una chiesa dedicata al Salvatore, alla Vergine Maria e a San Michele Arcangelo. Se l’intento del futuro re dei Longobardi era quello di evidenziare con una simile decisione la volontà di promuovere il prestigio della propria famiglia di fronte alla classe dirigente del ducato bresciano, nell’ambito di un disegno di autoaffermazione nelle dinamiche di esercizio del potere all’ombra dei vertici del regno, tale intento aveva effetti che si riflettevano prima di tutto nei confronti delle comunità locali, organizzate in territorio di Leno nei vari gruppi familiari insediati nei centri sparsi che le più recenti indagini archeologiche hanno individuato.

Rapidamente acquisiti al Cristianesimo, i membri di tali comunità furono da subito inquadrati in un assetto organizzativo dell’attività pastorale centrato sulla pieve di San Giovanni, poi arricchito dalla presenza del monastero di San Benedetto, in una dinamica originale, ben inquadrata da Gabriele Archetti. In un quadro che, pur trasformandosi, vide mantenersi inalterata nel tempo la funzione della chiesa dei Santi Nazzaro e Celso, ben testimoniata nell’evoluzione delle sue forme architettoniche dall’alto medioevo fino alle soglie dell’età romanica, lette con acuta acribia dall’indagine di Paolo Piva ed ulteriormente delucidate nelle evoluzioni successive anche dalla ricognizione dei particolari decorativi nei lacerti del velum absidale condotta da Cristina Pedretti.

Sono emerse, dunque, testimonianze preziose che consentono di ricostruire non solo le vicende di un importante monumento di storia locale, la cui indagine ha consentito di far luce su un periodo inesplorato della storia della chiesa bresciana delle origini e della prima diffusione del Cristianesimo nel contado, ma anche la traduzione in forma visibile e feconda nei suoi esiti locali dell’ambizioso progetto dell’ultimo re longobardo, che dalla conquista dei vertici del regno si proiettava a più ampi orizzonti che guardavano alla dimensione europea, in una prospettiva che neppure i presagi suggeriti dall’episodio di caccia e le suggestioni scaturite dal sogno del futuro re, nel sonno ristoratore che l’aveva colto all’ombra delle fronde nella selva di Leno, avrebbero potuto prevedere.

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