Il Processo Ordinario di Brescia per la Beatificazione della Serva di Dio Angela Merici

Il Processo Ordinario di Brescia per la Beatificazione della Serva di Dio Angela Merici

Informazioni:

Autore:
Anno di Pubblicazione:
Formato: 17X24
Pagine: 990
Confezionatura: filo refe in brossura
ISBN: 978-88-90856-61-7
Descrizione: Documentazione storica del Processo Apostolico di Beatificazione del 1758 a Brescia di Sant'Angela Merici in due volumi
Genere: Storia e Biografie
Casa Editrice: Centro Mericiano Brescia

Estratto Dal Testo:

Angela Merici muore nel 1540. Cent’anni dopo, la sua opera ha già raggiunto molti paesi dell’odierna Europa  (la Francia, la Germania, il Belgio e la Svizzera). Duecento anni dopo troviamo le Orsoline nei Paesi bassi, nella Repubblica ceca, in Austria, in Grecia, in Slovacchia e in Polonia. Nel XVIII secolo, l’espansione continua in Slovenia, Croazia, Irlanda, Romania e Ungheria. Alla fine del XVIII secolo, sono pochi i paesi europei in cui non si siano stabilite le figlie di Angela, tanto che alla fine del XVIII i focolari di vita orsolina sono più di 400. Si pensi che nella sola Francia, nel XVII secolo, vi erano 281 fondazioni orsoline.
Anche lo spirito missionario conosce un forte incremento, sia verso i continenti extraeuropei, che verso l’est Europa. Sono soprattutto le case francesi protagoniste delle fondazioni nel Québec (Canada), nella Martinica, a Naxos in Grecia, a New Orleans e a Pondichery in India.
A partire dalla fondazione di Liegi, in Belgio, si assiste al movimento di espansione verso l’est e il sud dell’Europa. Nel 1620 esisteva solo la casa di Liegi; cent’anni dopo questa avrà dato vita, con le sue filiali, a una cinquantina di case al di fuori delle sue frontiere e a una quindicina nei Paesi baschi spagnoli.
Scrive al proposito suor Seynaeve: «Agli inizi si assiste a un’espansione parallela di compagnie e monasteri: le figlie di Sant’Angela si stabiliscono in Francia, in Germania e in Belgio, dapprima sotto la forma secolare. Incominciano col vivere nelle loro case, poi si riuniscono come “congregate” per motivi soprattutto d’ordine spirituale e apostolico. Cent’anni dopo la morte di Angela, ci sono già più di 250 gruppi di Orsoline secolari in Francia. Nello stesso mezzo secolo, a partire dal 1612 – data della fondazione del primo monastero delle Orsoline a Parigi – un movimento parallelo conduce alla fondazione di più di 175 monasteri. Occorre aggiungere che la maggior parte delle congregate adotteranno la vita monastica»1.
Al momento del Processo di Beatificazione di Angela Merici si registra una devozione universale a sant’Angela e quasi tutte le comunità orsoline affermano la loro fedeltà al suo carisma, la riconoscono come Madre comune e dichiarano di pregarla e ad avere nei suoi confronti un culto reale. Non è il caso qui di soffermarci sulle cause di questa sorprendente espansione, ci limiteremo semplicemente a osservare che lo spirito di Angela Merici ha permesso alle Orsoline secolari e religiose di dare una risposta ai bisogni materiali e spirituali della società europea dei secoli XVII e XVIII.
Visto dall’esterno, il Processo di Beatificazione, quanto all’avvio e alla realizzazione, costituisce un autentico miracolo, poiché, partito dall’incontro fortuito di due ferventi ammiratori di Angela Merici, madre Maria Luisa Schiantarelli (superiora delle Orsoline di Roma) e padre  Girolamo Lombardi, rapidamente si estese a tutte le comunità orsoline, laiche e congregate. Nella divisione dei ruoli dei primi promotori della Causa di Beatificazione si attua una divisione dei compiti: padre Lombardi scriverà una nuova biografia di Angela e suor Maria Luisa scriverà lettere a tutti i monasteri di Orsoline e a tutte le Compagnie secolari di Sant’Orsola di cui ha potuto ottenere l’indirizzo.
Poiché un incendio aveva distrutto gli archivi in cui si conservavano gli scritti e i documenti relativi al culto della Beata Angela, Madre Luisa fa fare delle ricerche ed incita altri monasteri ad aiutarla a ricostituire questi documenti e a riunire gli atti necessari al Processo di Beatificazione. Lelia Malvezzi, superiora della Compagnia di Brescia, fu una delle più attive nella ricerca dei documenti2.
Vengono esortate le figlie di Sant’Angela a farsi a loro volta propagatrici di devozione per la loro fondatrice, interessandole alla sua beatificazione. Si stabilisce così una vasta rete epistolare, non soltanto con le case d’Europa, ma anche con quelle del Canada, della Martinica, della Louisiana e del Brasile. Le risposte rivelano l’entusiasmo, ma anche le impazienze e le delusioni di fronte alla lentezza delle pratiche.
In questo contesto si verifica anche un atto allora unico nella storia della Chiesa: madre Schiantarelli viene ufficialmente nominata dai superiori ecclesiastici, nel 1766, postulatrice della Causa, atto che la costituisce, fino a una data recente, non soltanto la sola religiosa, ma la sola donna designata per questa funzione.
Questa rapida adesione rivela come i singolari aspetti della vita di Angela, del suo carisma e della sua «santità» fossero da sempre conosciuti e venerati in ogni continente. Come si esprimeva Suor Luciana Mariani: «Forti della loro devozione secolare e sicure di dover raccogliere l’eredità spirituale di Angela Merici, le religiose orsoline riconoscono in lei la loro Madre e fondatrice. E questa certezza si faceva sempre più cosciente nei monasteri, man mano che la causa di canonizzazione obbligava le suore a scavare nella storia del loro passato. Le loro ricerche, infatti, mostrano come gli Scritti mericiani avessero impregnato la loro spiritualità e la loro missione educativa, tanto per la concezione sponsale della consacrazione a Dio, quanto per le idee-forza di una pedagogia che tendeva all’educazione dello spirito»3. Il processo ebbe dunque, come primo effetto, quello di rendere più stretti i legami tra le Orsoline nel mondo, felicemente unite per la prima volta attorno al ricordo e alla beatificazione della loro Madre.
Finalmente, il 30 aprile 1768, Clemente XIII pronuncia il decreto apostolico che «approva il culto da sempre reso alla beata Angela» ed estende il suo culto alla Chiesa universale. La festa della Beatificazione è fissata per il 10 luglio dello stesso anno e il Sovrano Pontefice accorda un’indulgenza plenaria a tutti coloro che parteciperanno a questa solennità.
Incoraggiati da questo primo successo si iniziano i preparativi della canonizzazione. Il processo apostolico si apre a Brescia il 3 aprile 1770, sotto il pontificato di Clemente XIV. In questa occasione i Canonici di Sant’Afra, sostenuti da fondi forniti dalla Compagnia di Brescia, ordinano una nuova tomba che accogliesse le spoglie di Sant’Angela e, il 4 aprile 1777, si procedette alla traslazione solenne dei resti della Beata Angela alla chiesa superiore della Chiesa di Sant’Afra; la sua deposizione nell’urna appositamente costruita, avvenne il 12 aprile.
La devozione per la Madre e Fondatrice cresce man mano che si avvicina la data della canonizzazione e i legami fra questo mondo, prima episodici, si fanno più stretti.  Al proposito citiamo la testimonianza di madre Marguerite du St. Sacrement di Digione, riportata da Marie Seynaeve: «Penso che tutte quelle che portano il nome di Orsoline non possono ignorare che lo hanno ricevuto dall’umiltà della beata Angela… che per modestia non ha voluto far portare loro il suo nome. Noi conserviamo con rispetto la sua Vita e la sua Regola scritti in italiano, a cui abbiamo conformato le nostre Regole per quanto lo hanno permesso gli usi del paese e la nostra clausura». È interessante osservare che la Vita e la Regola, a cui si faceva riferimento, erano state inviate a Digione nel 1673 dal padre Giovanni Maria Cristoni, superiore generale della Compagnia di Sant’Orsola a Brescia, da parte della Madre Generale Paola Peschiera.
Per la canonizzazione bisognerà però attendere fino al 24 maggio 1807, sotto il Papa Pio VII.

MONS. VIGILIO MARIO OLMI
Vescovo ausiliare emerito di Brescia
Superiore della Compagnia di S. Orsola
Figlie di S. Angela di Brescia

Il 24 maggio 1807, festa della SS. Trinità, Pio VII, in una solenne celebrazione in S. Pietro, presiedette alla canonizzazione della Beata Angela Merici, insieme ai Beati Francesco Caracciolo e Benedetto da S. Filadelfio e alle Beate Colette de Corbie e Giacinta Mariscotti.
Nell’omelia, il Papa, tra l’altro, affermava: «La Chiesa, Sposa di Cristo, che nel suo pellegrinaggio terreno procede tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio, oggi però, per quanto sia provata, con la glorificazione di questi servi di Dio sperimenta una soave consolazione».
Motivo di consolazione per tutta la Chiesa, dunque, era anche la vita santa testimoniata da Angela Merici, perché si era distinta per «illuminata forza d’animo nel respingere le tentazioni, per spirito di penitenza e fama di santità» e per aver tracciato un nuovo itinerario di vita evangelica.
Pertanto la Compagnia, dopo la sua morte, si rendeva nel tempo sempre più consapevole che, rimanendo fedele alla Regola, avrebbe continuato a recare consolazione alla Chiesa. Le figlie, di fatto, sforzandosi di vivere secondo l’insegnamento della Madre, sperimentavano in prima persona la bontà della scelta compiuta, tanto che, mosse da fervida riconoscenza verso la Madre, spontaneamente aderirono alla proposta di iniziare il percorso richiesto per la canonizzazione.
Fu grande la gioia quando si giunse prima alla beatificazione e poi alla canonizzazione.
Ripensando a quei momenti, anche le figlie attuali, con gli stessi sentimenti delle consorelle di allora, si sono impegnate a promuovere la celebrazione del bicentenario della canonizzazione con un nutrito programma di iniziative sotto l’aspetto liturgico e cu1t1urale.
Innanzitutto il bicentenario è stato pensato come anno di intensa spiritualità e, pertanto, è stata fatta domanda alla Penitenzieria Apostolica del dono dell’Indulgenza plenaria dal 25.11.2006 al 25.11.2007. La Penitenzieria ha accolto la domanda in data 6.10.2006, specificando che veniva concessa affinché «le figlie e quanti devotamente fanno visita al santuario di S. Angela possano alimentare la Fede la Speranza e la Carità, e conformare la propria vita ai precetti del Vangelo, e rinsaldare la comunione gerarchica con il Romano Pontefice e con il proprio Vescovo».
Tra i momenti salienti dell’anno giubilare sono da ricordare il 21 gennaio 2007, l’inaugurazione del presbiterio del santuario, con la dedicazione dell’altare e la benedizione della sede e dell’ambone e, nella solenne festa di S. Angela, il 27 gennaio 2007, la concelebrazione dell’Eucaristia presieduta dal Card. Dionigi Tettamanzi.
Tra le iniziative culturali vanno ricordate: la rappresentazione teatrale del gruppo Scena Sintetica: «Angela Merici legge il Cantico dei Cantici», e il convegno internazionale che si è svolto nei giorni 22-25 novembre 2007 a Brescia e Desenzano su «La sponsalità dai monasteri al secolo – La diffusione del carisma di Sant’Angela nel mondo».
In diverse occasioni sono state sottolineate le virtù che hanno adornato la vita di S. Angela, unitamente al significato innovatore della vita consacrata nel mondo: il tutto ha ravvivato la devozione verso la Santa, richiamando anche i segni e le testimonianze di santità dei primi tempi, e questo ha fatto sorgere il desiderio di conoscere più da vicino i testi degli atti del processo di beatificazione che si è svolto a Brescia.
Nelle biografie di S. Angela si aerano già potute leggere alcune testimonianze, ma in non pochi rimaneva vivo il desiderio di poterle consultare direttamente negli atti del processo diocesano.
E’ merito di d. Mario Trebeschi, sacerdote addetto all’Archivio Diocesano, di rispondere a tale desiderio impegnandosi a compiere una trascrizione laboriosa degli «Atti del Processo Ordinario di Brescia per la beatificazione della Serva di Dio Angela Merici», e corredarla di note e di chiarificazioni in modo da rendere leggibili anche da parte di lettori sufficientemente preparati, pur senza essere specialisti del settore.
Al riguardo è degna di rilievo la «Nota critica» posta nell’introduzione, perché fornisce le indicazioni utili per una corretta consultazione, ad es. quelle relative alla normativa vigente sulle modalità secondo cui si è svolto il processo, e particolarmente sul «caso di eccezione», che venne applicato anche per S. Angela, data l’esistenza del culto da tempi immemorabili, con atti già tollerati dalla Santa Sede o dagli Ordinari.
Il processo di beatificazione di Brescia si svolse nel 1758, dal 23 gennaio al 21 ottobre. Sfogliando le testimonianze, facilmente si rileva il contributo dato da testimoni di diversa condizione sociale e che convergono nel mettere in luce la fama di santità e il culto di S. Angela, tanto che ancora oggi leggendole si rimane presi da ammirazione, e sollecitati all’invocazione e alla imitazione.
Una conferma della radicata devozione la si ebbe proprio qualche anno dopo la canonizzazione, perché, pur venendo soppressa la Compagnia nel 1810, a causa delle leggi napoleoniche, la devozione del popolo non venne meno. E quando nel 1866 la Provvidenza dispose che per mezzo delle Sorelle Maddalena ed Elisabetta Girelli, ora venerabili, e del Vescovo Girolamo Verzeri la Compagnia riprendesse, ci si trovò di fronte a una sua diffusione che ebbe del prodigioso, tanto da essere presente in quasi tutte le parrocchie della diocesi con una risonanza anche in altre diocesi d’Italia e all’estero, con la riproposta del carisma mericiano.
Di questa devozione sempre viva si ebbe una ulteriore conferma anche dopo l’anno giubilare del bicentenario, in quanto si consolidò la proposta di proclamare S. Angela Patrona di Brescia e Diocesi insieme ai Santi Faustino e Giovita, che si realizzò il 24 gennaio 2010.
Pertanto ritengo che la presente pubblicazione degli Atti del Processo Ordinario di Brescia, curata con pazienza certosina, possa contribuire ulteriormente a mantener viva la devozione a S. Angela, in quanto potrà comunicare ai fortunati lettori, forniti di una adeguata preparazione, gli stessi sentimenti di affetto e di ammirazione di quanti, avendola conosciuta, ne hanno lasciato una viva testimonianza.

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